L’IMPRESA, TRA CONTRATTUALISMO E ISTITUZIONALISMO, IN UNA PROSPETTIVA EUROPEA (continuazione, anno 2003)

Data inizio
1 novembre 2003
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Economia Aziendale
Responsabili (o referenti locali)
Lai Alessandro

La concezione di impresa, acquisita implicitamente a fondamento degli studi e della prassi aziendale, e dunque dei sistemi che ne interpretano e prevedono il comportamento, è spesso ricondotta – in modo più o meno esplicito – a due modelli di riferimento identificati rispettivamente da quello contrattuale (o contrattualistico) e da quello istituzionale (o istituzionalistico).
La prima visione pone la propria enfasi sul pervasivo sistema di contrapposizioni esistenti e di convenienze contrattualmente raggiunte all’esterno e all’interno del sistema di impresa.
Tali accordi ne spiegano l’operare nel mercato, laddove le convenienze di ciascun attore dello scambio si raggiungono insieme a quelle della controparte, in un complesso gioco di utilità marginali che gli studi economici hanno da sempre sottolineato.
Ma sono ancora gli accordi, i contratti cioè, a fondare la stessa esistenza dell’impresa: sia di quella individuale sia di quella formata da più soggetti. Da un lato è vero infatti che l’impresa non esisterebbe neppure senza un sistema, seppur minimo, di relazioni: l’impresa è in se stessa legata ad una dimensione relazionale (“un sistema di transazioni svolte imperfettamente dal mercato”, R.H. Coase), cioè ad una dimensione contrattuale, venendo meno la quale l’impresa muore, non esiste più, non esiste nemmeno. Dall’altro, la dimensione contrattuale tocca la genesi d’impresa laddove questa sia concepita come iniziativa imprenditoriale collettiva e debba dunque, ancora prima che relazionarsi fuori, relazionarsi al proprio interno. L’impresa nasce perciò come sistema contrattuale (interno) in sé capace di generare altri sistemi relazionali (quelli col mercato).
La vita dell’impresa è dunque legata al perpetuarsi delle convenienze – sia pure mutabili nella specie ma non nell’oggetto – che originariamente hanno dato vita ad un sistema contrattuale e che vedono tale sistema immerso in un intreccio complesso di relazioni con l’esterno.
La seconda visione – assai diffusa nella cultura aziendale italiana – non ignora la contrapposizione degli interessi, ma la eleva ad una dimensione più alta, che porta a dare riconoscimento al sorgere di veri e propri istituti economico-sociali, nell’ambito dei quali la ricomposizione delle diverse soggettività ha rilievo non solo perché l’entità che ha vita è in grado di soddisfarle congiuntamente, ma soprattutto perché è l’entità stessa a porsi come nuovo soggetto, diverso dal coacervo di quelli che le hanno dato origine. Ne è fondamento l’autonomia dei fini delle istituzioni economico-sociali: esse sono sì orientate dai soggetti ai quali – in funzione del sistema di relazioni interagenti – spetta il compito della governance, ma l’azione di indirizzo si svolge avuto riguardo alla complessità delle risorse avvinte all’istituzione da legami di vario ordine. E soprattutto di legami orientati ad assicurare il perdurare nel tempo della istituzione medesima, al di là e al di sopra delle convenienze particolari che ne hanno motivato il sorgere.
L’ipotesi che muove la ricerca è che le concezioni in discorso non si escludano reciprocamente, ma in realtà convivano nelle medesime entità aziendali, concorrendo a determinare variamente le scelte relative alla governance e alla selezione degli assetti di fondo delle imprese. Ciò tanto più è vero quando tali realtà operano in mercati aperti, si avvalgono di reti distributive, produttive o finanziarie internazionali, o quando appartengono a gruppi aziendali in cui la specificità delle diverse entità trova composizione in progetti integrati di gruppo.
In questo quadro, la ricerca si propone di accertare e mettere in luce, anche attraverso la selezione di referenti empirici di rilievo ed attraverso analisi condotte in differenziate tipologie di imprese:
1. quali siano le condizioni di ambiente e gli altri i fattori culturali di fondo che hanno determinato il formarsi – nel tempo – delle diverse concezioni che riguardano il sistema di impresa;
2. quali siano le variabili chiave, nell’attuale contesto economico-sociale, che producono un influsso rilevante sulle concezioni d’impresa sottese ai comportamenti dei soggetti che hanno la responsabilità di indirizzo;
3. quali condizionamenti vengano esercitati da tali idee di fondo sul sistema di governance e sulla selezione dell’assetto istituzionale delle imprese, concorrendo a determinare tipologie varie che risentono dell’influsso delle concezioni medesime.
Le analisi verranno condotte avuto riguardo anche alle prospettive dinamiche di evoluzione, legate a due circostanze in atto:
a. la riforma del diritto societario, che propone nuovi modelli “contrattuali” d’impresa e che sottende novità istituzionali nel funzionamento delle stesse;
b. l’apertura internazionale dei mercati e il conseguente processo di convergenza verso modelli europei di strutture societarie, che da un lato vedono la rivisitazione e la riproposizione, in chiave transnazionale, di esperienze originate in particolari contesti culturali, dall’altro favoriscono processi di armonizzazione, similmente a quanto ha avuto luogo in altri ambiti oggetto di regolamentazione.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Collaboratori esterni

Federico Grigoli
Studio Pirola, Pennuto, Zei e Associati Pertner
Riccardo Stacchezzini
Università di Venezia Dottore di ricerca in Economia Aziendale

Attività

Strutture