Risk management nella catena di fornitura (supply chain risk management)

Data inizio
1 maggio 2005
Durata (mesi) 
12
Dipartimenti
Economia Aziendale
Responsabili (o referenti locali)
Gaudenzi Barbara

PREMESSA
Le imprese industriali e commerciali, indipendentemente dal tipo di prodotto e dalla loro posizione competitiva, si trovano oggi ad operare in un ambiente che parte della letteratura ha definito come “increasingly risky environment”.
Il livello di complessità ambientale e i fattori di rischio in esso presenti dipendono dal tipo di settore in cui l’impresa opera, dalla posizione competitiva e dalla natura delle relazioni nel canale, nella filiera, nella catena di fornitura. La presenza di una componete rilevante di rischio nell’ambiente deriva inoltre dal fatto che, di frequente, le imprese si devono confrontare con la sfida competitiva di servire il proprio mercato “better, faster, cheaper”. Il perseguimento simultaneo dei tre obiettivi, cercando di trovare il migliore trade off possibile tra essi, è una sfida tendenzialmente più difficile della focalizzazione su uno solo dei tre obiettivi.
Il conseguimento efficiente ed efficace di più obiettivi simultaneamente richiede tuttavia che la singola impresa coordini le proprie azioni con quelle delle altre imprese appartenenti alla catena di fornitura (supply chain). Infatti, le azioni e le performance dei membri della catena, a monte e a valle della singola impresa, possono incidere significativamente sull’efficienza ed efficacia complessive di tutte le imprese che ne fanno parte.
La presenza di relazioni e interdipendenze tra diverse imprese determina, lungo la catena di fornitura, il cosiddetto “effetto-correlazione”. Ciò significa che ogni azione o performance di un’impresa genera potenzialmente, a monte e a valle della catena, conseguenze “a cascata” che coinvolgono le altre imprese fino al mercato finale.
Nell’attuale contesto competitivo, inoltre, diversi fattori interni ed esterni alla singola impresa, ed interni ed esterni alla catena di fornitura, concorrono a rendere maggiormente “vulnerabile” la catena stessa, minacciandone il conseguimento degli obiettivi.
Gravi eventi ambientali, quali calamità o disordini socio-politici, o il manifestarsi di eventi imprevisti che riguardano i fornitori, vettori o distributori possono danneggiare il livello di servizio complessivamente offerto al mercato, con ripercussioni spesso considerevoli. Inoltre, la tendenziale evoluzione delle filiere e delle catene di fornitura verso modelli “market- e demand-oriented” sembrerebbe portare ad una maggiore rischiosità delle catene stesse, così come particolari scelte strategiche possono essere foriere di un elevato livello di rischio lungo tutta la catena di fornitura.
I fattori appena descritti dovrebbero quindi spingere le imprese ad integrare la gestione delle attività e dei flussi in ottica interna con una gestione delle relazioni di supply chain. La focalizzazione da parte di un’impresa solo sulle proprie performance interne appare quindi non sufficiente per garantire un elevato livello di servizio a valle della catena e, quindi, la effettiva creazione di valore.
In presenza di un elevato livello di rischio nell’ambiente di riferimento, sembra che le imprese cerchino tendenzialmente di cautelarsi con azioni difensive. Queste scelte tuttavia non sempre si rivelano efficienti. La conservazione di elevati livelli di scorte di sicurezza, ad esempio, genera conseguenze dirette sui costi complessivi e sulla flessibilità dei processi lungo l’intera catena di fornitura. Una possibile reazione all’incertezza, inoltre, può essere rappresentata dalla scelta di una relazione di tipo transazionale anziché cooperativa con le altre imprese, rinunciando alla collaborazione con esse. La conseguente mancanza di visibilità delle informazioni lungo la catena rende più difficile reagire efficacemente alle evoluzioni del mercato e prevedere la domanda.
Una efficiente ed efficace gestione delle relazioni lungo la catena dovrebbe quindi tendere alla gestione sistematica della componente di rischio, in grado di compromettere il perseguimento degli obiettivi di gestione lungo la catena. La gestione del rischio, quindi, dovrebbe essere condotta secondo le seguenti prospettive, da integrarsi tra loro:
- all’interno della singola impresa, in quanto ognuna è soggetta a rischi differenti in relazione al tipo di business e di catena in cui opera,
- nella catena di fornitura cui l’impresa appartiene,
- in riferimento agli specifici obiettivi gestionali dell’impresa e della catena ed in funzione delle priorità di tali obiettivi.

DESCRIZIONE DELLA RICERCA
L’obiettivo della ricerca è costruire un metodo di indagine dei rischi che gravano sulla catena di fornitura e che minacciano il perseguimento di un obiettivo del processo di Supply Chain Management: la creazione di servizio al cliente.
Il presupposto di partenza nella definizione del metodo (ipotesi della ricerca), supportato da opportuni riscontri nella letteratura, è il seguente: i rischi all’interno della catena di fornitura possono essere rilevati mediante indicatori quantitativi, nonostante ogni catena presenti caratteristiche specifiche, e nonostante tali misurazioni coinvolgano imprese esterne a quella in cui si effettuano le rilevazioni.
La ricerca è quindi orientata alla definizione di un metodo di indagine dei rischi, basato sull’impiego di un cruscotto di indicatori quantitativi, da sottoporre a valutazione e verifica qualitative. Tali indicatori, da misurarsi all’interno di una impresa focus, devono essere rilevati in riferimento anche ad imprese esterne ad essa, i membri della catena di fornitura, opportunamente selezionati in fase di mappatura.
L’indagine si focalizza sulla analisi dei rischi che minacciano il perseguimento di uno dei tre obiettivi di Supply Chain Management (la creazione di servizio al cliente), ed ai relativi sub-obiettivi (puntualità, completezza, correttezza e assenza di difettosità, i quali concorrono simultaneamente alla creazione del servizio al cliente).
Gli indicatori, opportunamente identificati nelle “aree” della supply chain e rispetto agli obiettivi, devono essere opportunamente selezionati, valutati ed interpretati, mediante analisi qualitativa, da parte dei manager coinvolti nei processi e nelle attività sottoposte a misurazione.
Come illustrato di seguito, nella sezione obiettivi, si intende sviluppare tale metodo non solo in via teorica, ma anche mediante l’applicazione in un caso di studio aziendale, nel quale sperimentare l’effettiva applicabilità del metodo.
Inoltre, sono in essere alcune relazioni con esponenti di istituti di ricerca a livello europeo ed internazionale, anch’essi concentrati nella medesima area di studio. Da tale relazione si intende trarre utili spunti di miglioramento e sviluppo del modello. In particolare, il responsabile del presente progetto presenterà le prime evidenze della ricerca l’11 e 12 settembre 2005 al 5th International Research Seminar on Risk and the Supply Chain presso la Cranfield University (UK), in quanto membro dell’International Supply Chain Risk Management Network (ISCRiM). Inoltre, la presente linea di ricerca è stata selezionata per essere presentata dal responsabile all’International Doctoral Symposium organizzato dal Council of Supply Chain Management Professionals (CSCMP) che si terrà il 23-26 ottobre 2005 a San Diego (USA).Infine, il responsabile del progetto ha preso parte, insieme a due docenti della University of Tennessee (USA), alla stesura di un capitolo dell’ Handbook of Global Logistics and SCM, che attualmente è in corso di pubblicazione.
Il network di relazioni e cooperazioni che permette di prendere parte a tali eventi ha quindi lo scopo di dare un contributo tangibile al progresso delle attuali linee di ricerca.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Attività

Strutture